villa zileri: dove la storia si fa presente
Se oggi succedono cose belle, è anche merito di questo posto.
Villa Zileri è molto più di una cornice: è il punto di partenza. È da qui che è nato Vi.Ttale, un progetto che ha preso vita tra affreschi, parco e stanze piene di storie.
Come custodi di un luogo come questo potevamo scegliere di tenerlo esclusivo oppure aprirlo e farlo respirare.
Abbiamo scelto la seconda strada – rendere la villa uno spazio vissuto – nella consapevolezza che la bellezza merita di essere condivisa, apprezzata, compresa.
Oggi, grazie alle attività di inclusione sociale, la villa è uno spazio vitale dove ogni giorno si incontrano persone, si attivano energie, si costruiscono relazioni.
Un luogo che continua a ispirare, da oltre 600 anni.
SEI SECOLI DI VISIONE E TRASFORMAZIONE
Tutto comincia nel 1436, quando il conte Antonio Nicolò dei Loschi acquisisce una vasta tenuta alle porte di Vicenza.
Una tenuta molto ampia, 800 campi da coltivare, far crescere, abitare. E lì, piano piano, prende forma una villa. Ma non una qualunque: una villa che diventa il cuore pulsante di un territorio, dove si lavora, si decide, si vive.
Poi il tempo fa il suo corso, la villa cambia mani e arriva alla famiglia Zileri.
E anche loro ci mettono del loro: la rinnovano, la trasformano, la fanno dialogare con il presente.
Da dimora nobiliare a spazio aperto, vissuto, curioso.
Da monumento a luogo vitale.
Nel tempo, la villa passa alla famiglia Zileri e diventa esempio virtuoso di rigenerazione: da dimora nobiliare a spazio vissuto e aperto al contemporaneo. Un luogo che continua a generare valore.
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Villa Zileri nasce come semplice campagna dei monaci di San Felice, acquisita nel 1436 dai conti Loschi, che la trasformarono in una grande tenuta agricola.
Tra Seicento e Settecento il complesso si arricchì di barchesse, cappella e ambienti unici come la Grotta delle Conchiglie.
Con Nicolò Loschi, nel 1729, la villa assunse il suo volto monumentale: il progetto di Muttoni ridisegnò gli spazi e Giambattista Tiepolo affrescò il maestoso scalone e il salone d’onore.
Nell’Ottocento Drusilla Loschi, vedova dal Verme, affidò all’architetto Caregaro Negrin nuovi ampliamenti, la cappella neobizantina e il parco romantico all’inglese.
Con l’eredità agli Zileri la villa visse un periodo cosmopolita, testimoniato dai viaggi di Alessandro Zileri e dai suoi legami con le arti orientali.
Durante le due guerre mondiali il complesso rimase illeso e nel tempo fu destinato a usi direzionali e residenziali.
Dal 2013 un importante restauro ha riportato all’antico splendore gli affreschi del Tiepolo, rendendo la villa un gioiello di storia, arte e paesaggio che continua a vivere nel presente.
IL SALONE DEL TIEPOLO
Nel Settecento i Loschi vengono riconosciuti tra i nobili della Repubblica di Venezia.
E come si festeggia un salto di classe così? Facendo venire un artista giovane, ma già brillante: Giambattista Tiepolo.
Il conte Nicolò gli affida il salone nobile.
Ne scaturiscono dodici affreschi che ancora oggi lasciano a bocca aperta:
scene allegoriche, virtù che prendono forma, colori che sembrano accesi dalla luce stessa.
Un omaggio alla famiglia, allora e un regalo per tutti coloro che oggi varcano quella soglia.
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Nel 1729 il conte Nicolò Loschi decide di trasformare la villa di Biron in una residenza all’altezza del nuovo rango della famiglia. Affida all’architetto Francesco Muttoni la riprogettazione degli spazi e chiama Giambattista Tiepolo a decorare il grande salone nobile.
In soli tre mesi d’estate, nel 1734, il pittore realizza dodici affreschi che celebrano le virtù della casata: figure maestose, pose teatrali, cieli inondati di luce. Ogni pennellata è autenticamente sua, in un ciclo che ancora oggi è considerato tra i più puri esempi della sua tecnica giovanile.
Il salone era il cuore della vita sociale della villa: qui gli ospiti venivano accolti e meravigliati da un’arte che univa architettura e pittura in un’armonia spettacolare.
il parco, un invito a rallentare
Siamo a metà Ottocento quando entra in scena l’architetto Balzaretti, che progetta un parco in stile romantico, all’inglese.
Alberi monumentali, visuali che si spingono fino ai Colli Berici, un senso di calma che arriva appena metti piede tra i vialetti.
Intorno, la campagna è rimasta com’era. E questo rende tutto ancora più prezioso: un piccolo mondo a sé, dove la natura continua a parlare.
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Già nel Settecento il conte Nicolò Loschi aveva immaginato un grande giardino di rappresentanza: aiuole geometriche, frutteti e peschiere che avrebbero raccontato il prestigio della famiglia. Di quel progetto restò solo una versione più sobria, firmata dall’architetto Giuseppe Marchi, con semplici aiuole quadrate e una peschiera centrale.
Il vero salto avviene nell’Ottocento, quando la contessa Drusilla Dal Verme Loschi chiama l’architetto Antonio Caregaro Negrin e, insieme a lui, l’esperto milanese Giuseppe Balzaretti. Nasce così il parco romantico che conosciamo oggi: viali sinuosi, radure, scorci prospettici che si aprono sulla campagna e arrivano fino ai Colli Berici. Un paesaggio disegnato per sorprendere, in cui natura e arte si intrecciano con armonia.
Alla passione botanica della contessa si deve anche la serra smontabile, un gioiello di innovazione agraria, mentre l’erede Alessandro Zileri, viaggiatore instancabile, arricchì il parco con suggestioni e forse essenze rare ispirate ai giardini orientali.
Il risultato è un patrimonio paesaggistico unico, che conserva ancora oggi lo spirito ottocentesco del “giardino all’inglese” in dialogo costante con la campagna vicentina.
Valore ambientale e naturalistico
Il parco e la campagna che lo circonda rappresentano una rarità nella pianura veneta: un ambiente storico rimasto intatto, a soli due chilometri dal centro di Vicenza. Qui il paesaggio conserva ancora la sua struttura agricola tradizionale, arricchita da alberi monumentali come platani e tassodi di dimensioni eccezionali, viali di carpini e radure che testimoniano l’impianto romantico ottocentesco.
Accanto al patrimonio botanico si aggiunge quello faunistico: caprioli, volpi, ghiri, rapaci notturni e diurni, ma anche aironi e anatre selvatiche che trovano habitat ideale nei canali d’acqua che attraversano la tenuta.
Un’oasi di biodiversità che unisce storia, natura e paesaggio in un equilibrio prezioso.
le altre meraviglie nascoste
Entrare a Villa Zileri permette di ammirare qualcosa di raro.
Come la grotta delle conchiglie, costruita nel Seicento per meravigliare gli ospiti — e ci riesce ancora oggi.
O la cappella di San Francesco, ridisegnata con cura nell’Ottocento da Drusilla Loschi, tra arte, devozione e gusto.
E nel salone nobile è custodito un raro pianoforte viennese firmato Tomaschek, arrivato qui chissà come (forse grazie ai viaggi del conte Zileri), restaurato e ancora perfettamente funzionante.
La villa è così: tra un affresco e un sentiero, spuntano storie, dettagli, strumenti, oggetti che parlano. Basta avere la voglia di fermarsi ad ascoltare.
La Cappella di San Francesco
La cappella nasce nel 1617 per volontà di Elisabetta Poiana, moglie di Fabrizio Loschi, come luogo di preghiera per la famiglia e la comunità del contado.
Nei secoli cambia volto più volte: nell’Ottocento la contessa Drusilla Dal Verme affida all’architetto Caregaro Negrin un ampliamento e una ricca decorazione neobizantina; nel Novecento la contessa Bartolini Carega Zileri chiama Tito Chini per un nuovo ciclo pittorico e vetrate istoriate.
Nel 2007 un restauro ha riportato alla luce l’impianto ottocentesco, restituendo un raro esempio di architettura religiosa di Caregaro Negrin, oggi perfettamente conservata e ancora capace di stupire per la sua intensità decorativa e spirituale.
La Grotta delle Conchiglie
Voluta da Alfonso Loschi nel 1665, la Grotta delle Conchiglie è il primo vero spazio di rappresentanza della villa: un ambiente scenografico, scavato in parte nella roccia del colle, dove conchiglie, coralli fossili, cristalli e affreschi mitologici trasformano le pareti in un’esplosione barocca di meraviglia.
Qui dominano i simboli della fertilità e dell’acqua, celebrati dal dio Bacco con la coppa alzata e dalle divinità che animano soffitti e pareti. L’ambiente, restaurato nell’Ottocento da Drusilla Dal Verme e nel 2012 riportato all’antico splendore, continua a sorprendere come un viaggio tra natura, mito e vitalità.
Il Pianoforte
Realizzato tra il 1845 e il 1850 dalla prestigiosa ditta viennese Anton Tomaschek, l’antico pianoforte di Villa Zileri è un raro esempio di maestria artigianale ottocentesca. Con la sua tastiera di 7 ottave, il mobile in noce e la raffinata meccanica viennese, ha accompagnato per generazioni la vita musicale della villa.
Nel 2008 lo strumento è stato restaurato dal maestro Giuseppe Tolin, che ne ha curato la meccanica, le corde e i materiali originali, restituendolo al suo splendore e alla sua voce autentica.
Oggi, suonato durante concerti ed eventi, continua a incantare con il suo timbro elegante e luminoso.
Visita la Villa
Orari visite:
Lunedì – Giovedì: 10:00 – 12:00 | 13:30 – 17:00
Venerdì: 10:00 – 12:30 // Sabato e domenica: 10:00 – 17:00
Disponibilità di parcheggio per bus e auto.
Villa Zileri è un edificio storico: l’ingresso è garantito anche per persone diversamente abili,
ma per consentire l’accesso a tutti i locali visitabili è presente un percorso appositamente individuato.
Per motivi logistici è necessaria, per le persone diversamente abili, la prenotazione della visita.
Per maggiori informazioni:
+39 351 5345013 – visite@villazileri.com
Eventi
Ogni evento è un’opportunità per entrare in contatto diretto con artisti, idee e comunità.